SUPREMATISMO E COSTRUTTIVISMO

Durante gli anni della Rivoluzione russa, gli artisti pionieri della non oggettività si mesero al servizio della causa rivoluzionaria, convinti di poter dare una svolta al mondo dell’arte, per sfuggire alle forze del mercato di allora.

Tuttavia, la Rivoluzione russa fece solo da volano a una tendenza in atto già prima del 1917.

Alcuni artisti russi d’avanguardia erano entrati in contatto con le nuove tendenze culturali a Parigi e a Berlino già da alcuni anni.

Per esempio, Kazimir Malevich fu influenzato da impressionismo e futurismo, prima di dedicarsi a quel filone artistico ch’egli definì “la supremazia della sensibilità pura nell’arte creativa”, ovvero il suprematismo.

Caratterizzato da figure geometriche e linee nette, monocromie su sfondi bianchi, il suprematismo metteva ordine nel caos e strizzava l’occhio a concetti profondi e spirituali.

Il suprematismo negava ogni presenza fisica degli oggetti nel mondo materiale e le forme geometriche collocate sullo sfondo bianco rappresentavano la totalità delle cose fluttuanti, come in un liquido. Una sfida alla gravità e alle leggi fisiche, ma anche alla realtà, in cui il bianco rappresenta l’infinito e le forme geometriche il movimento di tutte le cose.

Il suprematismo dimostrava che l’opera d’arte può esistere a prescindere da qualunque riferimento con la realtà esterna.

Tuttavia, il suprematismo subì le influenze di alcuni artisti che seguivano la tendenza a cercare un ordine per i piani scomposti di Picasso.

In particolare, Vladimir Tatin, che era stato a Parigi a visitare proprio lo studio del maestro spagnolo, realizzò una serie di rilievi in filo di ferro e sculture libere realizzate con materiali comuni. Spago, metalli, plastica, legno, scelte in base alla loro conformazione rispetto all’idea del momento.

Con la torre progettata in occasione della Terza Internazionale, Talin esprimeva in termini simbolici le aspirazioni del Comunismo e le forze dinamiche del nuovo percorso della nazione. L’apparato scheletrico in ferro e vetro evocava la robustezza e la trasparenza della classe operaia.

L’attenzione all’utilizzo di materiali comuni, principalmente per contenere i costi, acquisì forza proprio con lo scoppio della lotta operaia, verso cui numerosi artisti si identificarono.

Molti pittori, scultori e creativi in genere si prestarono a realizzare oggetti che migliorassero la vita quotidiana dei cittadini, in particolare degli operai. La pittura fu sempre più influenzata dalla linearità geometrica dell’architettura e dall’idea dell’ordine. Concetti che invasero anche i campi della pubblicità e della grafica dell’epoca, dove divennero importanti la satira e il fotomontaggio.

L’esaltazione della tecnologia e della meccanica industriale russa prese il nome di costruttivismo, la cui peculiarità era di rinnegare l’arte per l’arte, in favore di un’arte al servizio della società e delle cause comuni. Meno misticismo rispetto al suprematismo e più concretezza.

Alexander Rodchenko, per esempio, esplorò più volte il tema della tuta, nella quale vide il paradigma dell’abito della classe operaia, la comodità per lavorare e servire la società stessa.

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