QUANDO SE NE ESCE?

QUANDO SE NE ESCE?

Non passa giorno in cui non si parli tutti della stessa cosa. Ogni ventiquattro ore, vengono forniti i numeri dei tamponi effettuati, dei positivi e dei decessi. Intanto, metà degli Italiani comincia ad avere fame. Quando finirà tutto ciò? Quando se ne esce?

di Pasquale Di Matteo

I Social sono diventati i nuovi bar dello sport da almeno un decennio, perciò non stupisce che siano il terreno di una battaglia civile su quanto sta accadendo. Nella speranza che resti l’unico teatro di guerra, ovviamente.

Ci sono gli statali che gridano il loro desiderio di arrivare al Natale in casa, i pensionati che non vogliono morire come racconta loro la televisione, ma anche tantissimi Italiani che, invece, chiedono soltanto di poter lavorare perché, a differenza degli statali e dei pensionati, non hanno lo stipendio garantito ogni mese anche se chiusi in casa. E molti di loro sono stati anche costretti a finanziare dispositivi per rispettare i protocolli da soddisfare.

La povertà sta raggiungendo limiti sempre più preoccupanti e ormai è una lotta senza esclusione di colpi tra il popolo della televisione e della propaganda e quello della vita reale, costretto a fare i conti con la follia dello stato di polizia.

Una lotta che non risparmia i soliti tesserati dei partiti di maggioranza, che con un camice sbeffeggiano chiunque non abbia una laurea in medicina (ma, ovviamente, se si sposa la tesi governativa non è un problema essere laureati su Facebook) e criticano duramente anche i colleghi che pensano in maniera opposta. Anche quando si tratta di professionisti con curricula ben più di spessore.

Perciò, ci troviamo in una situazione in cui i primari degli ospedali più prestigiosi e i virologi migliori nelle classifiche internazionali vengono messi in secondo piano rispetto a colleghi meno qualificati che però alimentano il terrore.

E sulla base di questo terrore, i media cavalcano la notizia per vendere giornali e fare audience. E a nulla serve la condanna unanime del mondo della cultura, da Ruggeri a Sgarbi, da Cacciari a Tamaro, che, al contrario, vengono derisi e ridicolizzati sui social da chi a malapena distinguerebbe Hess da Hesse.

Di conseguenza, la politica, che per non perdere voti asseconda le tematiche più gettonate sul web, pone nuove restrizioni e norme anticostituzionali che sopprimono persino le libertà inviolabili.

Ma ogni giorno si forniscono numeri che non hanno niente di scientifico e sono lontani anni luce da ogni logica statistica: tamponi potenziati fino a 45 volte, quando oltre 24 cicli non hanno più alcuna garanzia di affidabilità; numeri di test che cambiano ogni giorno; decessi di cui non vengono forniti età e cause. E ci si dimentica di citare i guariti, in media ogni giorno circa cinque volte il numero di quelli che necessitano di cure.

Intanto, metà del Paese non sa più come mettere un piatto caldo in tavola. L’altra metà scrive frasi deliranti sui social, con le quali si invitano le forze dell’ordine a sparare sulla folla che protesta o si augura che chi dissente venga silenziato. E assistiamo a scene orribili di poliziotti che prendono a manganellate giovani donne inermi, come nelle peggiori dittature.

Ovviamente, la situazione è simile in tutti i Paesi che seguono le linee guida dell’OMS, anche se in quelli in cui si sono prese misure meno restrittive il numero dei morti non è superiore, anzi…

Qualcuno arriva persino a invocare le misure cinesi, dimostrando come l’Italiano medio abbia in sé i geni della dittatura e dell’irrefrenabile desiderio di imporsi brutalmente sull’altro.

Ma quando se ne esce?

Credo mai. Inutile edulcorare la situazione. Il virus verrà debellato, ci si accorgerà che si era cambiato nome all’influenza, che è miracolosamente calata del 98% di casi nel mondo, o chissà cos’altro. Ma, a quel punto, ci diranno che corriamo il rischio ogni anno di imbatterci in una nuova malattia. E la prossima potrebbe essere davvero mortale, non come questa che ha un tasso di mortalità poco superiore all’influenza (Fonte OMS). E si morirà senza dover conteggiare gli incidentati e i decessi per cancro tra le vittime per fare numero, come avviene oggi.

Perciò, le libertà personali verranno limitate. Si abolirà il contante con la scusa dei virus. Ci saranno telecamere ovunque che leggeranno dai nostri volti tutti i dati: conti correnti, saldi, vaccinazioni effettuate, malattie, stato di salute, situazione fiscale, cosa ci piace guardare in televisione, eventuali problemi con la giustizia, morosità, dove siamo stati in vacanza, cosa abbiamo acquistato. Sapranno se siete stati con l’amante in un motel o se acquistate giochi erotici, la marca dei preservativi, dei liquori, delle sigarette, delle mutande… Di conseguenza entreranno nella sfera privata, persino nei segreti inconfessabili, quelli che anche chi scrive ogni giorno su Facebook non racconta mai.

Ma sarà per il nostro bene, diranno.

Quando se ne esce?

Per ora, non di certo. Almeno fino a quando gli ospedali prenderanno duemila euro al giorno per ogni paziente ricoverato con il virus. O fino a quando FCA dovrà vendere le sue mascherine.

E se consideriamo che l’attuale governo resta in piedi grazie all’emergenza, è facile intuire che fino alle prossime elezioni tenterà l’impossibile per cavalcare la paura. Visto che ha trascorso l’estate a pubblicizzare bonus vacanze e ora accusa gli Italiani di essere stati indisciplinati. Ha parlato di banchi con le rotelline e di monopattini, quando serviva siglare accordi con gli autisti privati di autobus e potenziare le corse delle metropolitane, così come era necessario diluire gli orari dei centri commerciali, con aperture h24 o almeno tra le sei e le ventiquattro.

E i morti?

Quelli ci sono ogni giorno. L’ISTAT stima 1780 morti al giorno in Italia. 650.000 ogni anno. I picchi si hanno tra novembre e febbraio, con giorni in cui si arriva anche a 3000 morti nel Paese. Considerando che all’aumento dei tamponi corrisponde un aumento della percentuale dei positivi, è logico ipotizzare non meno di 13/14 milioni di positivi nel Paese.

Perciò, risulta del tutto naturale individuare tra i decessi giornalieri anche 1000 persone che presentavano positività al tampone. E la paura è servita.

La raccontano in televisione. E, in un Paese in cui si passano più ore davanti allo schermo che con un libro tra le mani, la cosa funziona.

E la vivremo tutti sulla nostra pelle. Anche pensionati e statali, perché quando non ci saranno più imposte da parte di chi non può lavorare, verranno tagliati stipendi e pensioni. Non ci saranno più medicine negli ospedali e molte prestazioni verranno fornite soltanto a pagamento.

Si sta costruendo un mondo in cui i ricchi avranno i diritti e le opportunità di un tempo, mentre per tutti gli altri non resterà che sperare nella buona sorte.

Ma c’è la malattia. Già, il morbo peggiore di tutti. La stupidità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...