L’ARTE SIA CULTURA E NARRAZIONE DEL PRESENTE

L’ARTE SIA CULTURA E NARRAZIONE DEL PRESENTE

L’Italia e il mondo del 2019 non esistono più. La nuova normalità, di cui persino le pubblicità parlano ogni giorno, è regolata da imposizioni e dispotismi avallati dall’intolleranza figlia della discultura e dell’ignoranza sull’essere umano. Mai come oggi, urge il bisogno di cultura, laddove l’arte ne è l’esercito più potente, per abbattere il tentativo manifesto di riproporre regole e norme di un fascismo che era meglio lasciare nel dimenticatoio, ma che unito a un’influenza spacciata per peste si è rigenerato nel covidiotismo.

di Pasquale Di Matteo

L’Italia si è scoperta profondamente fascista, nei modi e nei termini più perniciosamente beceri e vomitevoli: dal nauseante comportamento da spie da balcone, fino alla fagocitazione acritica di ogni editto del potere. Oggi, in molti sono pronti a rispondere alla richiesta del regime di trasformarsi in delatori, per denunciare il vicino di casa che riceva degli ospiti. Proprio come un tempo si denunciava chi nascondeva Ebrei o partigiani.

E l’arte? E gli artisti? E la cultura?

L’arte viene messa da parte, come tutte le visioni che si riconducono alla cultura, perché il potere non ha argomenti contro il sapere.

Non a caso, il potere ha scelto di nominare ben 450 tecnici per delegare le decisioni, manifestando miseramente la propria totale inutilità, che non deriva dai ruoli, ma dalla mancanza di cultura e, di conseguenza, di capacità decisionale.

È vero, il virus è un problema mondiale, ma soltanto in Italia la politica ha abdicato, lasciando altri a decidere. In Spagna, per esempio, il governo ha nominato una sola task force, composta da 15 personalità politiche per affiancare il Premier.

L’arte, allora, in questo periodo di ritorno all’anomalia fascista, che pensavamo sepolta quasi un secolo fa, non può esimersi dal farsi arte degenerata, arte che racconta e che sviscera le falsità della propaganda, le idiozie della discultura e le nefandezze della sottrazione delle libertà, perché anche i più deboli di attività sinaptiche hanno ormai colto la singolarità di un virus che sembra racchiudere in sé tutte le più alte aspettative di Hitler, di Mussolini, di Pinochet…

Inutile dire che l’incompetenza di chi era preposto a governare in Italia ha disintegrato il settore artistico, in ogni sua forma, almeno per tutto il 2020, perché è impossibile lavorare con la spada di Damocle sulla testa di immediate richiusure.

Ma sulla base di cosa?

“Migliaia di positivi”, dicevano. Ora che anche i bambini hanno compreso che gli asintomatici sono oltre il 95%, la propaganda di regime urla slogan che non corrispondono al vero: “Siamo come a marzo, le terapie sono piene”.

Il Corriere della Sera ha dimostrato che le terapie sono vuote per il 90% dei posti e molti di quelli occupati lo sono per pazienti affetti da polmonite, che da ottobre a marzo uccide mediamente 14.000 persone nel nostro Paese, con anni in cui si sono sfiorati i 18.000 morti.

Inoltre, conteggiati come morti Covid sono tutti i decessi in presenza di un tampone positivo, anche se effettuato mesi prima, come riportato da molti organi di stampa in questi mesi.

Infine, per trovare lo stesso numero di positivi di marzo, si fanno otto volte i tamponi di quel periodo; si è passati, infatti, da 17.000 a 133.000 tamponi.

Dopo aver ignorato gli allarmi dell’OMS, lanciati da mesi, dopo aver criticato aspramente i governatori del Nord, che chiedevano di isolare chiunque transitasse nel nostro Paese, il governo si è trovato impreparato al primo focolaio e ha spento il motore dell’Economia, provocando un disastro finanziario e sociale mai visto prima nella storia d’Italia.

Ora, sebbene annunciasse da aprile una seconda ondata autunnale, non si è fatto nulla né per attrezzare gli ospedali, tanto meno per il trasporto pubblico.

La gente e le attività sono al collasso, tant’è che si fa credere che il limite di sei persone in casa serva a salvaguardarci dal virus, quando è palesemente una norma per evitare che ci si organizzi in gruppi armati per sovvertire il regime.

Se si volesse fermare il virus, si aumenterebbero le corse delle metropolitane, dove le persone stanno accalcate a milioni, no?

Perciò, fare arte diventa impossibile, almeno fino alla fine di quest’anno, ma, gli artisti possono e devono produrre.

Non tanto per provare a vendere, piuttosto sulla falsariga dei grandi maestri del passato, a cominciare da Van Gogh, morto senza nulla, ma capace di raccontare i più deboli e quella parte della società dimenticata da molti.

E sono tanti gli artisti che hanno voluto principalmente raccontare le controindicazioni del loro tempo, dai Surrealisti ai Dadaisti, fino agli Espressionisti, concordi e fortemente contrari alla follia nazifascista.

Fino ad arrivare, in epoche successive, all’attenzione per la solitudine di Hopper e ai disagi creati dal progresso, sviscerati da Basquiat, da Dix, da Immendorf…

Leggere, acculturarsi, rifarsi ai grandi filosofi e ai grandi artisti del passato diventa fondamentale, per riprenderne gli argomenti e per avere la capacità di leggere oltre l’immagine e oltre il confezionamento delle notizie ottriate dai media, spesso compiacenti, come in ogni dispotismo della storia.

Per esempio, perché non evidenziare come siano state fatte passare per vere scene di capannoni bergamaschi pieni di bare, quando le foto, in realtà, si riferivano ai migranti morti in mare anni fa a Lampedusa?

L’arte, d’altronde, non può essere rinchiusa in un contenitore di regole, perché, se è vera, si regge sulla cultura e questa non è mai elemento rigido, bensì liquido, multiforme e adattabile a ogni forma di sopruso e di imposizione.

Siate liberi, Siate artisti. Affidatevi alla cultura e denunciate.

Ovviamente, preparatevi! Proprio come i grandi della storia, non sarete accolti con favore da tutti, almeno non nell’immediato, (e forse mai in vita), ma si sa, la più pericolosa pandemia al mondo è da sempre l’ignoranza.

Nelson Mandela è stato accusato di essere terrorista, criminale, un pericolo per il suo Paese. È stato costretto a quasi trent’anni di prigione e liberato soltanto perché chi lo credeva ancora un criminale era più terrorizzato degli uomini di colore.

Ma le persone democratiche e perbene sanno che non era Mandela il criminale, bensì i bianchi.

Perciò, non tiratevi indietro!

L’Italia ha principalmente un grandissimo problema, che poi determina tutti gli altri: le librerie sono sempre vuote e particolarmente malviste dagli over sessanta.

Questo Paese, quindi, ha un bisogno esasperato, viscerale, patologico, quanto urgente, di cultura; e l’arte è da sempre uno dei suoi eserciti più potenti e coraggiosi.

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