OTTO DIX

OTTO DIX

Tra i grandi artisti tedeschi capaci di analizzare il proprio tempo, Otto Dix è sicuramente una figura di primo piano. Legato empaticamente alla sua pittura, nella quale declinava i tormenti per la guerra e l’angoscia per lo svilimento della società.

di Pasquale Di Matteo

OTTO DIX: CENNI BIOGRAFICI

Otto Dix nasce a Gera, in Germania, il 2 dicembre 1891.

Si forma all’Hochschule fur Bildende Kunste di Dresda, dove sviluppa una talentuosa espressione compositiva, mentre frequenta mostre e gallerie, da cui attinge le basi per lo sviluppo della sua personale pittura, come nel caso dell’esposizione di Van Gogh, nel 1912, che ne influenzerà la maturazione stilistica.

Tuttavia, sono gli anni della Grande Guerra a influire più di ogni altra cosa nell’Arte di Dix, anni in cui decide di arruolarsi volontario, per combattere contro Francesi e Inglesi sul fronte occidentale e contro i Russi su quello orientale.

Più volte ferito e decorato, Dix assorbe le atrocità del conflitto a tal punto da trasformare il suo animo da battagliero a pacifista, elemento che confluirà nella sua produzione artistica.

Rientrato a Dresda al termine del conflitto, Dix è uno dei padri fondatori del Gruppo Dadaista Tedesco e confluisce nel Novembergruppe.

Nel 1927, inizia l’insegnamento presso l’accademia di Dresda, ma, con l’avvento di Hitler al potere, nel 1933 Otto Dix viene inserito nella lista degli artisti che producevano l’Arte Degenerata, fattore che gli costa il posto di lavoro e gli vieta di esporre al pubblico le sue opere.

L’artista si trasferisce sul Lago di Costanza, dove trascorre gran parte delle giornate a dipingere paesaggi, non potendo più proporre le tematiche sociali che più gli stavano a cuore.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, viene richiamato alle armi e fatto prigioniero dai Francesi, per poi essere rilasciato soltanto nel 1946, quando riprende la sua produzione artistica su temi sociali, focalizzati soprattutto sul lato oscuro della guerra.

Otto Dix muore il 25 luglio 1969, nella città di Singen.

OTTO DIX: I TEMI

Nelle opere di Otto Dix, si sussegue l’angoscia di tematiche forti, che alimentano gran parte della sua arte, dove protagonisti indiscussi sono i reduci, le atrocità della guerra, la deformità, i disastri ambientali e la morte.

Nell’arte di Dix si fondono un personale espressionismo e un realismo originale, miscela stilistica caratterizzata dalla presenza costante di elementi allegorici, di una narrazione coinvolgente e dell’esaltazione della Morale.

Le scene rappresentate da Dix sono cariche di violenza, di forti suggestioni emotive, dove i protagonisti conoscono angosce e umiliazioni, come: gli indigenti, le prostitute, i mutilati e le vittime di violenza sessuale.

La tecnica di Dix è volutamente superficiale, persino banale, caratteristica del Dadaismo,  che  focalizzava l’attenzione sulle tematiche sociali senza alcuna apparente attenzione alla ricerca della raffinatezza stilistica; tuttavia, l’artista caratterizza le sue composizioni con una miscela di tempere e tuorlo d’uovo, per conferire una particolare lucentezza alle sue scene.

Otto Dix parla dei reduci, delle loro difficoltà a essere accettati dalla società, una volta tornati dal fronte, così come stigmatizza le atrocità della guerra, con una critica aspra nei confronti della società tedesca del suo tempo.

I reduci, d’altronde, erano stati sconfitti e una larga parte dell’opinione pubblica li riteneva responsabili, perché persone di basso rango, non all’altezza della situazione, così come, di pari passo, si sviluppa sempre più l’antisemitismo, che vede negli Ebrei i veri responsabili dell’umiliazione bellica subita.

Le scene di Otto Dix sono raccapriccianti, con soldati smembrati sui campi di battaglia, morti, mutilati, persone agonizzanti, declinate sulle tele con una crudezza che lascia attoniti, capace di inchiodare l’osservatore, fino a fargli provare parte dell’angoscia di quelle macabre figurazioni.

E nel fare ciò, l’artista esorcizza tutte le paure e la disperazione maturate nella cruda realtà di quei giorni, stampati come un loop incancellabile nella sua mente.

La sua arte apertamente contraria al militarismo è sovente motivo di scontro con le Istituzioni, che spesso riescono a bloccare e impedire le sue esposizioni nelle gallerie, anche nella fragile Repubblica di Weimar.

Nel 1925, partecipa alla grande mostra di Mannheim, promossa dal movimento Nuova Oggettività, di cui Otto Dix è uno dei massimi interpreti, poiché incarna appieno il desiderio di manifestare crudamente la triste realtà della deriva sociale con un realismo analitico, ma, al tempo stesso, carico di tensioni emotive ed espressioni di forte impatto.

OTTO DIX: L’ESPRESSIONE

Otto Dix dipinge la cruda realtà, così come gli suggerisce la prima impressione, con il cinismo di chi ha vissuto mutamenti epocali: dall’impero di Guglielmo II, alle atrocità della Grande Guerra; dalla fragile decadenza della Repubblica di Weimar, all’ascesa del fanatismo nazista, fino alla Seconda Guerra Mondiale e alla creazione delle due Germanie.

I ritratti delle prostitute e dei marinai, così come le scene che vedono protagonisti i reduci dal fronte, sono la fase più vera della pittura di Dix, quella politica, quella della denuncia sociale, che dimostra come la grandezza dell’artista tedesco sia quella di essere totalmente immerso nel proprio tempo, collegato ai mutamenti e a quello che considera uno svilimento perpetuo.

La fase successiva, che caratterizza la sua pittura durante gli anni del Nazismo, sono di un’espressione diversa, una riscoperta dell’era classica forzata da un esilio interiore: infatti, anziché fuggire oltreconfine, dopo essere stato inserito tra gli artisti degenerati, Otto Dix sceglie di restare in Germania, ma sospende la battaglia di denuncia, apertamente antibellica e contro la deriva sociale, preferendo dipingere ritratti familiari e paesaggi.

OTTO DIX: UN GIORNO IN PRAGERSTRASS

L’opera in questione è una di quelle considerate Arte Degenerata dai Nazisti, per il suo pericoloso messaggio antibellico, a favore del pacifismo.

OTTO DIX UN GIORNO IN PRAGERSTRAßE – Immagine di proprietà del Web

La scena è un olio su tela che rappresenta una strada commerciale di Dresda, alla fine della Prima Guerra Mondiale, il cui tema fondamentale è la condizione dei reduci mutilati.

Infatti, i due personaggi principali sono proprio due uomini mutilati, un mendicante e uno di estrazione più elevata, ma non abbastanza da essere dispensato dai teatri di guerra; mentre il primo riceve un francobollo da parte di una mano che spunta dal lato sinistro dell’opera, il reduce al centro avanza con una rudimentale sedia a rotelle e calpesta un volantino antisemita, che accusa gli Ebrei della sconfitta subita.

Entrambi i reduci vengono associati al fallimento nel conflitto bellico, ma Dix non ne esalta i disagi soltanto sotto il profilo fisico e umano, mediante le mutilazioni e il giudizio negativo ricevuto dalla società,  bensì manifesta anche tribolazioni secondarie, legate alle malattie contratte in trincea.

Alle spalle del mendicante, infatti, troviamo una vetrina in cui sono esposte delle protesi, evidentemente costose, e una bambina malformata che scarabocchia su un muro, espediente attraverso il quale Otto Dix affronta il tema delle battaglie a favore dell’aborto, per evitare la trasmissione delle malattie con cui tornavano i soldati dalla guerra.

Il vestito da dama dell’alta società, che si allontana verso destra, il braccio che spunta da un abito da uomo d’affari, dal lato opposto, e la vetrina che vende parrucche, sono i simboli della società borghese che aveva abbandonato i reduci e contro cui Otto Dix si scagliava.

Lo stesso accostamento della vetrina che espone parrucche per ricche signore accanto a quella con le protesi dà la dimensione dello svilimento culturale del tempo, della negazione del disagio, del ritenere la guerra un elemento non reale, di una dimensione diversa da quella offerta dai mutilati e dai milioni di morti, che a gran parte dell’opinione pubblica risultano sconfitti soltanto per la loro inadeguatezza.

OTTO DIX: I SETTE VIZI CAPITALI

Nel 1933, Otto Dix declina sulla tela tutte le sensazioni negative che sente montare in sé dalla conquista del potere da parte di Hitler.

I SETTE VIZI CAPITALI, OTTO DIX – immagine di proprietà del web

In alto, si distingue la GOLA, nella figura di un individuo dalla testa a forma di pentola, a causa del desiderio irrefrenabile di cibo.

Scendendo con lo sguardo, si nota una donna intenta a palpeggiarsi un seno, mentre con la lingua si inumidisce le labbra, in un inequivocabile atteggiamento erotico che richiama il peccato della LUSSURIA.

Alla destra della donna vi è SUPERBIA, rappresentata con un volto abnorme e completamente arrossato, con gli occhi chiusi e con una mano che spunta da un orecchio, a simboleggiare l’incapacità di ascoltare suggerimenti e opinioni altrui; il naso è annerito, mentre la bocca è infestata da escrementi.

In basso emerge la figura di una bestia feroce, che brandisce un coltello, con il capo sormontato da corna e il corpo ricoperto di peluria, una trasfigurazione demoniaca dell’essere umano che rappresenta l’IRA.

La scena centrale dell’opera vede protagonista un uomo vestito da scheletro che agita una falce, con un ghigno malefico.

D’altronde, il vistoso squarcio sul petto testimonia come alla figura sia stato asportato il cuore, in una pertinente rappresentazione dell’ACCIDIA.

Una strega ricurva, con lo sguardo perso verso un orizzonte effimero, rappresenta l’AVIDITA’, con la sua mano raggrinzita che stringe delle banconote con fare furtivo.

Sulla sua schiena, Otto Dix pone un omuncolo accovacciato, con atteggiamento carico di INVIDIA e con una maschera posizionata sul volto che ricorda i tratti di Hitler, soprattutto per i tipici baffetti.

OTTO DIX: LA GRANDE CITTA’

Con tre tavole distinte, ma collegate tra loro, Otto Dix rappresenta con occhio analitico i contrasti tra i giovani borghesi, legati al lusso, al divertimento e ai piaceri mondani, e gli emarginati, quella parte di popolazione costretta a convivere con la povertà.

LA GRANDE CITTA’ – Immagine di Proprietà del Web

Simbolo della ricerca del piacere edonista, l’opera offre le immagini di prostitute lascive e carnali, a tratti disgustose, ma, al tempo stesso, quasi innocenti, contraddizioni che esaltano il giudizio negativo espresso da Dix nei confronti della società dell’epoca.

Così, il mendicante non può far altro se non osservare la processione di prostitute ancheggianti; le scarpe ai piedi della giovane danzatrice della tavola centrale sono le stesse calzate dalla prostituta della tavola a destra, che contrastano con i moncherini al posto degli arti inferiori del mendicante, con le fattezze di una bestia, così come è visto dai livelli più elevati della scala sociale.

La Grande Città è una dichiarazione politica, una denuncia della deriva sociale e dell’edonismo esasperato, peculiarità di tutto il percorso artistico di Otto Dix.

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