DA LIBERI A LOBOTOMIZZATI

DA LIBERI A LOBOTOMIZZATI

I giorni dell’emergenza sono diventati settimane, mesi. Ora prevedono anni. Poi un vaccino salverà tutti. Da cosa? Dal conteggio di morti per altre patologie?

di Pasquale Di Matteo

A gennaio firmavano uno stato d’emergenza col favore delle tenebre. Fino al 15 luglio.

A marzo dicevano “sarà solo per quindici giorni e salveremo la nazione.”

I lobotomizzati festeggiavano sui balconi e puntavano il dito contro ai runners, ai padroni di cani, ai bambini, persino agli infermieri che erano costretti a lavorare. “Stia attenta a non infettare il condominio”, scrivevano.

Mostrarono immagini di mezzi militari che sfrecciavano nel cuore della notte. “Portano bare. Sono troppe.”

Una bara per camion??? E perché solo una notte e un paio di altre volte. E perché solo a Bergamo???

I quindici giorni diventavano un mese e mezzo. “Ma è solo per il vostro bene.”

Poi si è passati a criminalizzare i bar e i pub per gli aperitivi, la movida giovanile e i luoghi d’assembramento.

In seguito, si è trasformata la muser… ops, la mascherina in un accessorio alla moda. Per renderla accattivante.

Veniva proposta una app che sarebbe stata una panacea. Ma Immuni si è rivelata miseramente inadeguata e ha fatto danni prevedibili, tant’è che in molti l’hanno cancellata pochi giorni dopo averla installata. Sei metri di distanza segnalati come uno, contatti con falsi positivi…

Poi ci si è scagliati contro i ristoratori. “Se gli Italiani hanno paura di sedersi ai tavoli, che cambino mestiere”, tuonavano esponenti di governo.

A luglio prorogavano lo stato d’emergenza fino a ottobre.

“Arriverà un vaccino e salverà tutti.”, annunciavano.

Ma contro cosa? Quale malattia? Per evitare quali morti??? Se persino il direttore dello Spallanzani ammetteva: “Il vaccino verrà testato all’estero poiché in Italia non ci sono malati”?

Mentre illustri politici postavano video e immagini di feste senza mascherine e distanziamento, ci si scagliava contro gli assembramenti dei giovani, dei vacanzieri, di chi si permetteva di divertirsi.

“C’è ancora il virus”, ripetevano dall’alto.

Facevano entrare migranti infetti che portavano il virus anche in Regioni a positività zero, come in Basilicata e Veneto.

Si ammalavano anche Briatore e Berlusconi. “Ora moriranno. Sono anziani. Berlusconi è oltre l’età media maschile e debilitato dalla sua storia clinica”, dicevano.

Per fortuna, dopo tre giorni il primo e dopo nove il secondo, guariti.

Allora, aumentavano i tamponi. Da 40mila a 60mila. Poi a 80, 90, oltre 100mila.

All’aumentare dei tamponi, si trovavano più positivi, che tuttavia oscillavano sempre dall’1 al 3% sui tamponi effettuati. Cioè, non cambiava nulla rispetto a maggio. Ma il coro univoco dimenticava questo “dettaglio” e dava solo i numeri, per alimentare la paura.

Qualunque medico che si permettesse di dissentire con la propaganda della paura veniva sbeffeggiato, sminuito. Anche se a farlo era il miglior virologo italiano nel mondo, o il primario di un importante ospedale.

Arrivava settembre. Da secoli, si tratta del periodo in cui aumentano virus e patogeni vari. La gente ha il raffreddore, spesso la febbre. In migliaia la polmonite. E aumentano le morti. È quella cosa che un tempo chiamavamo VITA e ora porta il nome di EMERGENZA.

Ma i positivi al tampone oscillavano sempre dall’1 al 3%, anche se i media continuavano a non accorgersene.

Positivi a quale coronavirus? Hcov-229 E; Hcov-OC43; Hcov-NL63; Hcov-HKU1; Sars-Cov; Mers-Cov; Sars-Cov-2? Non si poteva sapere. Si contavano sulle dita di una mano gli ospedali che possedevano i macchinari necessari per avere certezze.

Allora perché venivano indicati tutti come Sars-Cov-2? In base a cosa?

Temperatura rilevata ovunque, con mezzi che sparavano numeri a caso.

Intanto, i media criticavano gli assembramenti dei negazionisti, ma mai un solo accenno al virus per le folle oceaniche in Bielorussia. Nemmeno per le masse inferocite contro i poliziotti o contro Trump.

Erano irresponsabili solo quando faceva comodo. O in quel caso il virus non si presentava?

Arrivò Fauci, a dire che il vaccino non sarebbe arrivato entro l’inverno. “Ci vorranno un anno, un anno e mezzo, ma salverà tutti.”

Da cosa? Dal conteggio di morti per altre patologie?

Il governo italiano prorogava lo stato d’emergenza al 31 dicembre, in pieno stile “rana bollita”

Tanto, prima di Natale lo avrebbe portato a marzo, poi a maggio, a settembre e così via.

Intanto, si scopriva che a Nembro, paese in cui la mortalità è stata massima tra marzo e aprile, Riccardo Munda, un giovane medico territoriale, non perdeva neppure un paziente. Perchè?

“Solo uno dei miei assistiti è morto, ma non si era rivolto a me. Si sentì male durante un weekend, lo portarono in ospedale ed è morto lì, “parcheggiato” in un reparto Covid per settimane, come la maggior parte dei malati gravi. Ho fatto solo ciò che andava fatto… Le persone morte sono rimaste per settimane a casa senza assistenza. Riferivano i sintomi al medico di famiglia, alla guardia medica, al 118, ma c’era sempre qualcuno più urgente da seguire. Se i medici di base avessero visitato i pazienti e attivato per tempo l’assistenza domiciliare integrata, con l’ossigenoterapia e un infermiere per la reidratazione, le persone si sarebbero salvate. Così ho fatto io, che non sono certo un luminare. La responsabilità è tutta della medicina territoriale. I miei colleghi ospedalieri non sono arrivati neanche a visitare i pazienti, perché non ci sono abbastanza medici per un numero così grande di malati. Gran parte di queste persone è morta perché non ha visto un medico.”

Qualcuno, prima o poi, la pagherà…?

Un pezzetto della tua libertà viene strappato ogni giorno, in modo che tu non te ne renda conto, mentre distolgono la tua attenzione dalla verità.

Un giorno ti volterai e troverai la tua libertà disseminata lungo il cammino che stiamo compiendo.

Quando non sarai più un uomo libero, ma lobotomizzato.

Nel mondo in cui ci stanno portando. Un mondo in cui la VITA si chiama EMERGENZA. Laddove i diritti umani, liberali e individuali sono irresponsabili e nemici della normalità. Una normalità che in qualunque Paese libero si chiama DITTATURA.

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