IL FUTURISMO

IL FUTURISMO

I GRANDI MUTAMENTI SOCIALI DOVUTI AL PROGRESSO, ALLA MECCANIZZAZIONE E ALL’AVVENTO DELLE TELECOMUNICAZIONI, PORTARONO A UN NUOVO CONCETTO DI VELOCITÀ E A UNA PIÙ ATTENTA ANALISI DEL MOVIMENTO.

di Pasquale Di Matteo

L’avvento dell’energia elettrica e delle telecomunicazioni, nonché quello dell’aeroplano e dell’automobile, nel settore dei trasporti, mutarono radicalmente il mondo a ridosso della Grande guerra, sconvolgendo i concetti di tempo e di distanza.

Si passò dal calcolare i viaggi non più in numero di passi e di giorni, ma in chilometri e ore, così come le notizie potevano arrivare quasi simultaneamente nelle case, attraverso la radio.

Inoltre, in quel periodo si affermò la filosofia di Henri Bergson, con il suo concetto della velocità e del flusso costante della coscienza in un mondo pieno di oggetti apparentemente fermi.

Il filosofo era convinto che per comprendere il cambiamento fosse necessario non pensare più al tempo come a sezioni separate, fatte di passato, presente e futuro, bensì a un flusso continuo, alla molteplicità delle sfaccettature, anche di quello che poteva apparire un movimento unico.

Si svilupparono, perciò, movimenti attenti ai risvolti legati al progresso e all’evoluzione tecnologica, come il Futurismo, che influenzò le avanguardie di tutto il mondo.

Tale movimento nacque in seguito alla pubblicazione del Manifesto del futurismo, del poeta italiano, Filippo Tommaso Marinetti, che nel febbraio del 1909 comparve su La Gazzetta dell’Emilia, in cui si dichiaravano “l’amore per il pericolo” e “l’abitudine per l’energia e per l’audacia”.

FILIPPO TOMMASO MARINETTI – Immagine di Proprietà del Web

Marinetti invocava il rifiuto per le tradizioni, per spalancare le braccia alla meccanizzazione e all’amore per la velocità, che stava diventando la protagonista in ogni settore del vivere; le indicazioni del suo manifesto influenzarono molti attori del mondo riconducibile all’arte, in quasi tutti i suoi molteplici settori, tra i quali: pittori, scultori, architetti, scrittori, registi, designer e compositori.

Nel 1910, tale movimento si strutturò in un gruppo organizzato, giungendo alla pubblicazione del Manifesto Tecnico, con il quale il gruppo rifiutava il lavoro dei critici del tempo e il perseguire lo studio della Storia dell’Arte, perché, sostenevano, non era più il tempo di inseguire il passato, ma era necessario volgere lo sguardo allo sviluppo della società della tecnica, per fare attenzione alla natura dinamica del movimento.

Inizialmente, lo stile della pittura futurista fu influenzato dal divisionismo in uso nel neo impressionismo, soprattutto in maestri come Paul Signac, che era solito separare il colore in singoli puntini, poi, sperimentando, i Futuristi giunsero a dare il senso della dinamicità e della velocità attraverso piccole macchie di colore opportunamente apposte, in modo da dare l’illusione ottica del movimento.

Successivamente, l’incontro con il Cubismo sviluppò un nuovo metodo per rappresentare la dinamicità nello spazio, attraverso l’utilizzo di più piani frammentati, di immagini ripetute in maniera sfalsata e di angoli multipli, metodo con cui i Futuristi rappresentavano automobili, treni, biciclette e macchinari, dipingendoli con toni vivaci e vibranti, ma anche persone insieme alle macchine.

Le opere di Gino Severini, Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Carlo Carrà e, soprattutto, di Giacomo Balla, fecero tendenza, tanto che la loro influenza si diffuse in tutta Europa, con un iniziale apprezzamento maggiore da parte dei colleghi russi, affascinati dalla nuova filosofia con la quale si analizzavano i risvolti legati alla velocità e ai ritmi serrati imposti alla società, dal progresso in atto.

Lo stile si diffuse anche in Francia, dove l’artista Robert Delaunay fu accusato da Umberto Boccioni di copiare lo stile dei Futuristi nella sua opera La Tour Eiffel.

Robert Delaunay, La Tour Eiffel – Immagine di Proprietà del Web

In effetti, l’artista francese realizzava opere in cui la connotazione astratta risultava fortemente influenzata dallo stile futurista, che si notava nelle caleidoscopiche cromie che incastravano sezioni a sbalzo, tanto che il poeta e critico d’arte, Guillaume Apollinaire coniò per lui il termine Orfismo.

In Italia, tuttavia, il movimento ebbe una forte battuta d’arresto in seguito alla morte di Boccioni, avvenuta nel 1916, e a successivi dissensi interni.

In Russia, dove il Futurismo ebbe un notevole impatto non soltanto nel mondo dei colori, ma anche nella Letteratura, si sviluppò, invece, il Raggismo, un movimento che cercò di sintetizzare l’ortodossia del Futurismo con l’evoluzione francese sfociata nell’Orfismo. Grande esponente di questo movimento fu il pittore russo, naturalizzato francese, Larionov Michail Fëdorovic.

Le sezioni sovrapposte di un tempo si trasformarono in linee diagonali, striature che percorrevano tutta l’opera, dando la sensazione di vedere raggi nascere dai diversi soggetti rappresentati, in cui la luce si rifletteva, ripetendosi molteplici volte, dando la sensazione del movimento e della velocità.

Il Raggismo era il livello futurista più vicino all’Astrattismo.

IL FUTURISMO: DINAMISMO DI UN CICLISTA

DINAMISMO DI UN CICLISTA – Immagine di Proprietà del Web

Umberto Boccioni era nato in Calabria, nel 1882, ma, dopo una serie di spostamenti in molte città della Penisola, studiò a Roma, poi a Parigi, dove venne in contatto con il Cubismo, a Venezia e a Milano, dove incontrò Marinetti e alcuni altri pionieri di quel Futurismo del quale sarebbe in seguito divenuto il principale teorico.

In quest’opera di Umberto Boccioni, del 1913, a farla da padrone sono il dinamismo delle sezioni di colore che inneggiano al movimento, dove le piccole macchie di differenti gradazioni contribuiscono a cambiare la velocità dell’assieme.

Nell’opera, la bicicletta e il ciclista diventano un tutt’uno dinamico nel volgere del movimento, che genera a sua volta la velocità, nel trionfo dell’uniformità tra spazio e materia, tra figurazione, macchina e movimento.

Ciò che balza all’occhio è l’accostamento di colori complementari che donano all’opera un piglio moderno, per i tempi in cui fu realizzata, oltre a contribuire a vivacizzare il senso di movimento, dove i coni arancioni costituiscono la stilizzazione del telaio della bicicletta, ripetuti e ingarbugliati dal vertice di quella linea curva conica, dipinta di nero, che è la testa del ciclista.

Le brevi striature circolari di bianco, miscelate ad altre pennellate di grigio e di blu, tendente all’indaco, rappresentano le ruote che girano a forte velocità, così come la zona verde, situata nella parte superiore dell’opera, nel volgere in una curva rossa che scende verso il vertice sinistro simula l’idea della bicicletta lanciata in discesa in una folle corsa.

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