VIVERE O MORIRE?

VIVERE O MORIRE?

Paura e salute sono diventati i concetti fondamentali sul quale il mondo si sta trasformando in un immenso lager, in cui a trionfare sono sempre più l’idiozia e la devianza psichica in ottica criminale.

di Pasquale Di Matteo

In molte parti del mondo, abbiamo visto la polizia entrare nelle case per deportare i positivi al tampone. In alcuni Paesi vige il coprifuoco e il divieto di spostarsi all’estero. Sono proibiti raduni e assembramenti. Anche in Italia, agenti piantonano i bambini, verificando che non si tocchino. Laddove il distanziamento non è ottimale, i piccoli sono costretti a tenere la museruola, ops… la mascherina su naso e bocca. Come i cani in mezzo alla folla. E per i media fa più notizia lo show quotidiano del conteggio degli asintomatici rispetto a un bambino che sviene per l’uso prolungato della mascherina.

Show in quanto non ha alcuna validità scientifica, né valore statistico, fornire numeri se ogni giorno non si effettuano gli stessi tamponi. Bisognerebbe dare soltanto la percentuale dei positivi sui tamponi. Ma allora tutti capirebbero che in italia, da maggio a oggi, si oscilla tra l’1,2% e 2,5%. E farebbe molto meno senso, no? Non potrebbero più raccontare fake news, secondo cui “aumentano i contagi”, perché si scoprirebbe che non è matematicamente vero. E la matematica non è un’opinione.

I bambini non possono più giocare liberamente. In alcune parti del mondo, devono camminare reggendo una fune, distanziati, come condannati in un lager di tanti anni fa. Di un periodo della storia che pensavamo fosse rinchiuso nei libri.

I bambini non possono scambiarsi giochi, prestarsi penne o gomme. Gli insegnanti sono costretti a sanificare i fogli delle verifiche, prima, durante, dopo, seguendo procedure che soltanto un idiota può aver sviluppato. E soltanto dei cerebrolesi possono avallare senza porsi almeno qualche domanda. Quando buona parte della comunità scientifica trova tutto ciò inutile.

E se un bambino viene scoperto positivo? Tutti in quarantena: compagni di classe, insegnanti e i familiari. E se un genitore è un medico che deve affrontare un intervento delicatissimo, che potrebbe salvare una vita? E se deve presenziare a una riunione fondamentale per la carriera e per il futuro della sua famiglia e/o di molte altre persone?
Un’assurdità!

Ci sono cassiere dei supermercati che vivono nel terrore di contrarre una malattia incapace di stendere un 84enne debilitato, che due anni fa è scampato per il rotto della cuffia ad altre patologie. La stessa malattia che non ha steso Bolsonaro, Johnson, Porro, Zingaretti, Briatore… Nessun personaggio noto è morto per questa pandemia, con una cartella clinica che lo certifichi contro ogni ragionevole dubbio.

Il mondo è scivolato in un film thriller, quasi horror, in cui l’imbecillità e la perversione psichica hanno preso il sopravvento sulla ragione. La criminale follia nazista è tornata di moda. E guai a volerla combattere: ci si trasforma nei Comunisti e nei Cattolici dell’epoca.

Le masse sono dominate dalla paura. Tifano per la dittatura sanitaria e accettano silenti il campo di concentramento in cui è stato trasformato il mondo.

Eppure, parliamo di una pandemia mai dichiarata se non verbalmente. Di un virus che secondo moltissimi esperti non sarebbe mai stato isolato, ma per il quale si starebbero sviluppando vaccini…?

Di una malattia che in Italia causa una media di 10 presunti morti al giorno. (Deceduti per altre patologie, ma conteggiati come dovuti alla pandemia). Ben lontani dai 41 decessi medi al giorno per polmonite, o agli oltre 600 dovuti a malattie cardiache, ai quasi 500 al giorno per il cancro. (Fonte ISTAT).

In una nazione colpita da quasi 35000 morti tra marzo e aprile, è vero, ma per altre patologie, per prassi e procedure sanitarie rivelatesi errate e per l’assurdo divieto di effettuare autopsie, con le quali si sarebbero evitati gran parte dei decessi.

E negli Usa? Oltre centotrentamila morti?

Beh, negli Stati Uniti la popolazione sfiora i 400 milioni. Noi siamo poco più di sessanta. In percentuale sono messi meglio loro.

E la Cina? Non fa più notizia senza morti? E il Giappone, fermo a meno di 1300 morti da dicembre e dove non si è mai chiuso nulla? Con una popolazione più che doppia rispetto alla nostra e più anziana?

Ma qualcuno sostiene che la paura e la propaganda servano a preservare la salute. La vita.

Vita? Quale vita?

Quella in cui i bambini imparano ad avere paura del compagno di banco? In cui una cassiera pensa di contrarre la peste se un cliente sta a meno di due metri di distanza?

Sarebbe vita ritenere un passante un probabile portatore di morte, oppure trasformare runners e giovani in untori?

E può definirsi vivo chi, per paura della morte, decide di non vivere? E quando pretende che tutti abbiano paura? Quando chiede l’intervento dell’esercito per sedare chi si pone domande, chi non si piega allo stato di polizia? Quando pretende l’uso di droni e di militari per controllare le spiagge?

Anche in questo caso, i tifosi del male e della dittatura, gli amanti dei dispotismi, credevamo di averli vincolati ai periodi più bui della storia. Purtroppo, non è così.

L’essere umano differisce dalle altre specie viventi per il raziocinio. Ma molti uomini e donne adulti dimostrano di non essere poi tanto diversi dagli animali.

Possiamo sperare che si sveglino? Che tornino umani? Che comincino a vivere?

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