L’ARTE È LA PAURA DEI REGIMI

L’ARTE È LA PAURA DEI REGIMI

IN QUALUNQUE REGIME, CULTURA E ARTE VENGONO SEMPRE COMBATTUTE. PERCHÉ SPAVENTANO. I REGIMI HANNO BISOGNO DELL’IGNORANZA, DELLA CECITÀ, DELLA MANCANZA DI SPIRITO CRITICO PER FARE PROSELITISMO. PER FAR CREDERE ALLA POPOLAZIONE CHE SIANO DEMOCRATICI E DALLA PARTE DEL BENE.

di Pasquale Di Matteo

Hitler era ossessionato dalla fobia che provava per gli uomini di cultura e gli artisti.

Il führer odiava la deformità delle figurazioni rappresentate dai nuovi maestri. Abbruttite, deformi, spalleggiavano la critica nei confronti dello Stato ed esaltavano angosce e paure di una nazione.

Per Hitler, come per tutti gli altri dittatori, l’unica vera arte era la bellezza rappresentata dai classici. Pulita e rassicurante, nella sua facile interpretazione. Che non lasciava spazio a dubbi o ad agganci contro il regime.

D’altro canto, la massa difficilmente ha le competenze per andare oltre l’opera che somigli a una foto. Per capire l’astrattismo, per esempio, servono anima, conoscenze della grammatica del colore e dei linguaggi dei sentimenti. Cose non comuni. Tant’è che diventa più semplice definire squallido ciò che non si comprende.

Per il nazismo, infatti, erano ignoranti e insignificanti maestri del calibro di: Pablo Picasso, Marc Chagall, Vasilij Kandinskij, Henri Matisse, Francisco Goya…

Così come erano spazzatura l’impressionismo, il surrealismo, il cubismo, il dadaismo…

Era così per Hitler, ma anche per la maggioranza dei Tedeschi, che approvò il regime nazista I maestri che criticavano il governo erano ignoranti, persino folli. Come gli scienziati avversi, d’altronde.

Tuttavia, uccidere artisti assai famosi poteva essere un rischio per le relazioni internazionali. Molto più del far fuori medici e fisici dissidenti.

Ecco perché Hitler ed Hermann Goering si trasformarono nei più grandi saccheggiatori di opere d’arte della storia. Trafugarono oltre 600mila capolavori da musei, chiese, gallerie e case private. Molte le rubarono agli Ebrei che massacrarono in nome della Scienza di allora e dell’ideologia politica.

Hitler voleva zittire chiunque la pensasse diversamente. Voleva metterli nelle condizioni di non nuocere.

Frasi che ascoltiamo miseramente oggi, pronunciate da presunti esperti da talk show.

I furti servivano a cancellare ogni traccia della cultura ebraica, prim’ancora di arricchire le casse del regime.

Per i nazisti, le opere di Oskar Kokoschka, di Otto Dix, Marc Chagall, persino quelle di Van Gogh, meritavano di essere esposte soltanto con accanto le scritte: “Incompetenti e ciarlatani”, “Un insulto agli eroi tedeschi della Grande Guerra”. O, ancora: “Decadenza sfruttata per scopi letterari e commerciali”.

D’altronde, tutti i dispotismi sono fondati sulla paura. Emozione della quale i regimi utilizzano entrambe le facce: quella sedimentata nella popolazione e quella provocata in chi governa dai dissidenti.

L’arte è cultura. Gli artisti non si fermano all’immagine, come il cittadino qualunque. Oltrepassano la barriera del senso visivo, delle parole pronunciate, dei dati offerti all’opinione pubblica. Gli artisti snocciolano i fatti e le notizie, sviscerano il loro tempo. Perciò la propaganda non funziona con loro. Ecco perché gli uomini di cultura e gli artisti diventano un problema per ogni regime.

Perché spesso sono ascoltati dalle masse e instillano il dubbio anche in chi è orientato a prendere per oro colato quanto ottriato dai media, dalla propaganda del regime.

Dunque, l’arte ha un ruolo fondamentale nella comprensione della storia.

Provate a immaginare cosa resterebbero del fascismo e del nazismo senza i racconti di Guttuso, di Kokoschka, di Picasso, di Dix…?

Solo la propaganda e ciò che era giusto per chi approvava il regime. La verità della maggioranza della popolazione. Il credo politico dei tifosi nazisti e fascisti. L’ottusità della scienza e della medicina dell’epoca: razza ariana, vaccini, superuomini…

Oggi viviamo un nuovo oscurantismo. Governi che celano documenti, pongono segreti di Stato, si sottraggono alla trasparenza. Invenzioni di malati in ospedali per fortuna vuoti.

Si scagliano contro gli uomini di cultura e contro gli artisti che dissentono. Seguono soltanto una parte del mondo della Scienza e denigrano qualunque scienziato critico e dissidente.

L’arte, gli artisti, quelli con la A maiuscola, hanno il dovere, prim’ancora del compito, di narrare la nostra epoca. Di sviscerarla. Di oltrepassare le menzogne della propaganda e del regime.

Lo devono ai bambini che saranno gli uomini di domani.

Perché il dispotismo e il periodo delle tenebre non siano narrati come la verità, il bene e la luce.

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