PHILIPPE DAVERIO, STORICO PER COMPETENZA

PHILIPPE DAVERIO, STORICO PER COMPETENZA

Quando si parla di merito e di competenze, Philippe Daverio è il personaggio che viene subito in mente. Un uomo la cui cultura trascendeva i titoli e i pezzi di carta, in un mondo alla deriva in cui l’immagine e gli attestati valgono più della reale capacità.

di Pasquale Di Matteo

Philippe Daverio era uno storico dell’arte. Ma non lo era per la scuola. Non era laureato. Era soltanto un critico. Ma la sua cultura era la dimostrazione di cosa sia il MERITO. Non un titolo o un attestato, ma capacità comprovate.

Non gli serviva il pezzo di carta. Gli bastavano gli anni di studi. La cultura immensa maturata nelle sue ricerche personali. La sensibilità nel leggere le opere.

Storico, gallerista, critico, saggista, editore, opinionista. Philippe Daverio era un vero, grande, grandissimo tuttologo. Non nel senso negativo del termine, ma in quanto esperto in tanti ambiti, come pochi possono permettersi. Una di quelle persone dotate di infinita cultura che tanto indispongono chi ha solo spazio tra le orecchie e che non può fare altro se non screditare l’interlocutore.

E in una società che spinge a non studiare le materie umanistiche a vantaggio delle meno acculturanti e più selettive della Scienza, sono in tanti a provare astio nei confronti di un tuttologo.

Philippe Daverio era nato a Mulhouse, in Alsazia, il 17 ottobre 1949.

Il clima familiare era multiculturale. Suo padre era un costruttore di origini italiane, sua madre alsaziana. Studiò in un collegio francese. Poi si trasferì in Italia per iscriversi alla prestigiosa Scuola Europea di Varese. Conseguito il diploma, si iscrisse alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università Bocconi di Milano, dove non si laureò.

Nel 1975, iniziò il cammino nel mondo che più amava. Aprì, infatti, una galleria a Milano. Partì così il suo costante apprendimento della storia dell’arte e il cammino come critico. Iniziò a collaborare con molte riviste italiane e internazionali. Famoso anche in televisione per la conduzione di programmi come: Passepartout; Emprio Daverio. Spesso interveniva in qualità di esperto nei Tg e in altri programmi.

Nel tempo, Daverio ha collaborato con varie testate giornalistiche, da Panorama, a Vogue; da National Geographic, ad Avvenire, fino al Il Sole 24 Ore.

Ha scritto numerosi saggi sull’arte e ha lavorato anche in teatro.

Daverio è riuscito anche a vestire i panni di docente, insegnando storia dell’arte alla IULM di Milano, storia di design al Politecnico. Inoltre è stato professore ordinario di disegno industriale all’università di Palermo fino al 2016.

Nel 2013 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Italiana il Cavalierato delle Arti e delle Lettere e la Medaglia d’Oro di benemerenza del Ministro per i Beni Culturali; nello stesso anno, è stato insignito dal Presidente della Repubblica Francese della Légion d’Honneur.

Dal settembre 2014, era Direttore Artistico del Grande Museo del Duomo di Milano, e dal 2015 membro del Comitato scientifico della Pinacoteca di Brera e Biblioteca nazionale Braidense.

Philippe Daverio: l’impegno politico e sociale

Nel 1990 entrò in politica. Tra il 1993 e il 1997, ricoprì il ruolo di assessore alla Cultura, al Tempo Libero, alle Relazioni Internazionali e all’Educazione nel Comune di Milano, nella giunta Formentini.

Su invito di Vittorio Sgarbi, fece parte della giunta regionale del comune di Salemi.

Nel 2011, Daverio fondò il movimento Save Italy, per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.

L’obiettivo era quello di sensibilizzare i cittadini italiani e non alla salvaguardia dell’eredità artistico-culturale della nostra penisola. In una sua intervista, disse: “La denominazione inglese serve a testimoniare che il patrimonio culturale dell’Italia non appartiene solo agli italiani ma al mondo intero, anche perché il latino si studia oggi molto più a Oxford che a Pavia”.

Nell’immaginario collettivo, Philippe Daverio ci è entrato anche per i suoi sigari, gli abiti originali e il papillon.

“Perché la scelta del papillon?”

“Arrivato a diciott’anni ho smesso la cravatta e sono passato al papillon. È più pratico: non casca nel brodo. Adesso, però, lo confesso, è diventato una mania”, rispose.

Philippe Daverio: vita privata e famiglia

Philippe Daverio lasca Elena Gregori, sua collega e compagna di una vita e il figlio Sebastiano.

Il critico d’arte, più Storico di tanti storici laureati, si è spento nella notte tra il primo e il due settembre del 2020, stroncato da un cancro.

Un uomo disponibile sempre. Anche con i tanti artisti che gli chiedevano un commento, una foto, una stretta di mano.

Un grande uomo di cultura, capace, competente. Era la dimostrazione che non è il titolo di studio a fare la cultura.

Un uomo da prendere come esempio.

Buon viaggio, professore.

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