COMPLOTTO LADY DIANA

COMPLOTTO LADY DIANA

VENTITRÉ ANNI FA, VENIVA UCCISA LADY D. “INCIDENTE.” “FATALITÀ”, GRIDANO ANCORA GLI INQUIRENTI. “SE AVESSE INDOSSATO LA CINTURA, SI SAREBBE SALVATA.” FORSE, COSÌ COME SE NON AVESSERO TENTATO DI UCCIDERLA, D’ALTRONDE.

di Pasquale Di Matteo

Agosto 1997.

Gli smartphone non sono ancora stati inventati. I primi telefoni cellulari cominciano ad affacciarsi nei negozi di elettronica, ma la loro diffusione non è totale e invasiva come oggi.

Internet è agli albori, un termine sconosciuto ai più, e si trascorre la coda dell’estate senza l’assillo di leggere l’ultimo post su Facebook o di dover caricare in Instagram la foto scattata in spiaggia.

A impazzare è il Tamagotchi, una mania inarrestabile.

Le radio martellano l’ennesimo successo delle Spice Girl e i bar sono saturi delle chiacchiere sul calciomercato e sulle ennesime prodezze di Michael Johnson ai mondiali di Atletica appena conclusi.

Ma quest’affresco storico di apparente normalità sta per essere stracciato.

Come un meteorite caduto all’improvviso, il mondo è scosso da una notizia esplosiva, che incollerà per ore milioni di persone davanti alle televisioni.

Dalle 2.55 del 31 agosto in poi, le ANSA si susseguono incalzanti, con notizie frammentarie che raccontano gli ultimi istanti di vita della Principessa Diana. Da non credere.

“La Principessa Diana ha subito un incidente…”

“Lady Diana è grave…”

“Diana Spencer potrebbe essere morta…”

Fino alla certezza della sorte di Lady D: “La Principessa Diana è deceduta.”

Lady D, è vittima di un incidente stradale. Muore alle quattro del mattino di quel 31 agosto a causa di un arresto cardiaco provocato dalle troppe lesioni interne.

Oltre a Diana Spencer, perdono la vita anche l’uomo che le stava seduto accanto, Dody Al-Fayed, rampollo della famiglia a capo dell’impero dei magazzini Harrods, e l’autista, Henri Paul.

Il mondo è sotto choc. La Principessa Diana era un’icona di generosità e bontà riconosciuta ovunque.

COMPLOTTO LADY DIANA: CENNI BIOGRAFICI

Lady D era nata in una famiglia aristocratica, da sempre vicina alla Casa Reale britannica.

Il titolo di Lady le fu conferito nel 1975, alla morte del nonno paterno, quando il padre, Lord Edward John Spencer, divenne Conte.

Il 29 luglio 1981, la Principessa Diana sposa l’erede al trono d’Inghilterra, il Principe Carlo. Nella cattedrale di St. Paul, inchiodando oltre 750 milioni di spettatori nel mondo davanti a un monitor.

Ed è in questo giorno che comincia il mito d Diana Spencer, Lady D.

La Principessa risente fin da subito della vita particolare cui il ruolo la costringe. Dai doveri ufficiali ai molti impegni del Principe Carlo, che sembra non concedere le attenzioni di cui Diana sente il bisogno, la principessa si sente stritolata. Anche perché pare che il marito frequenti ancora Camilla Parker-Bowles, suo amore giovanile.

Inoltre, Lady Diana non è incline a rispettare le etichette imposte dalla Casa Reale, tanto che diventa una telenovela senza fine l’antagonismo con la suocera, per la quale la nuora è una presenza scomoda e ingombrante.

D’ALTRO CANTO, LA PRINCIPESSA DIANA SI DEFINISCE UNA RAGAZZA NORMALE E MAL DIGERISCE LA VITA CUI È COSTRETTA, COSÌ TANTO LONTANA DALLA NORMALITÀ SOGNATA DA ADOLESCENTE.

La nascita dei figli, William ed Henry non riescono a riempire il vuoto che opprime Diana. Secondo le voci dell’epoca, la depressione costringe la principessa a cercare affetto tra le braccia di James Hewitt, l’ufficiale di Cavalleria con il quale Diana avrà una relazione extraconiugale per cinque anni. Fino a pochi mesi prima della nascita del secondogenito, Henry, tanto da far attribuire la paternità del bambino allo stesso Hewitt da parte di diversi tabloid.

TUTTAVIA, IL CARATTERE RIBELLE E IL CONCETTO DI MONARCHIA PIÙ MODERNO DI CUI LA PRINCIPESSA DIANA SI FA PROMOTRICE LE FANNO GUADAGNARE CONSENSI IN TUTTA LA GRAN BRETAGNA, FINO A SUPERARE IN GRADIMENTO LA STESSA REGINA.

La crisi tra Carlo e Diana è evidente persino osservando i due durante le cerimonie cui non possono sottrarsi, perciò il mondo non è stupito quando Buckingham Palace ufficializza il divorzio. È il 28 agosto 1996.

Lady D viene privata del titolo di Altezza Reale e le viene concesso di mantenere solo quello di Principessa del Galles, ma resta il legame con la famiglia Reale grazie ai due figli.

Inoltre, al contrario di quanto forse era auspicio della Regina, incline a riportare la Monarchia verso un modello più rigido e tradizionale rispetto a quello che la nuova Principessa stava modellando, Diana non viene dimenticata dal popolo.

La Principessa Diana continua a presenziare a molti eventi mondani e, senza più le briglie del marito, ha ancora più tempo da dedicare alle diverse campagne umanitarie che la vedono protagonista in tutti gli angoli più disperati del mondo.

Il modello di Monarchia di Diana, benché ella non sia più Altezza Reale, continua a guadagnare consensi tra i sudditi, che la idolatrano, mentre la regina perde i favori del popolo.

COMPLOTTO LADY DIANA: L’INCIDENTE

Quel 1997, vede Diana Spencer impegnata nella relazione con il miliardario Dodi Al-Fayed, anche se, secondo il maggiordomo della Principessa, questa storia d’amore non era altro che un capriccio della donna, che voleva far ingelosire il suo vero grande amore, il cardiochirurgo di origini pakistane, Hasnat Khan.

Sta di fatto che la donna e i suoi figli, William ed Henry, trascorrono qualche giorno di vacanza a bordo dello yacht di Dody Al-Fayed. Rimasti soli, i due amanti decidono di fare tappa a Parigi, all’Hotel Ritz, di proprietà della famiglia del miliardario.

Tuttavia, l’hotel è preso d’assalto dai fotografi, perciò la coppia decide di ripiegare in un’abitazione privata della famiglia Al-Fayed, a pochi minuti d’auto dal Ritz.

23 minuti dopo la mezzanotte. Una Mercedes blindata imbocca il Tunnel sotto il Pont dell’Alma, lungo la Senna, cercando di tenere a bada i molti paparazzi che inseguono l’auto.

Alla guida c’è il vice responsabile della sicurezza del Ritz, Henri Paul, affiancato dalla guardia del corpo Rees-Jones. Sui sedili posteriori, ci sono Diana spencer e Dody Al-Fayed.

Per motivi non ancora chiariti, l’auto va a sbattere contro il tredicesimo pilastro di sostegno del tunnel a una velocità di 105 chilometri orari.

Henri Paul e Dody Al-Fayed muoiono sul colpo, mentre Lady D viene trasportata ancora agonizzante in ospedale, dove il suo cuore cessa di battere alle 4 del mattino.

Si salverà solo la guardia del corpo, Trevor Rees-Jones, il quale se la caverà con qualche frattura al cranio, ma non ricorderà mai nulla in merito all’incidente.

Le repentine indagini porteranno a reperire sulla scena dell’incidente resti di un fanale e vernice bianca che saranno poi collegati a una Fiat.

Stranamente, il proprietario, un paparazzo che si vantava con gli amici di aver fotografato la Principessa Diana ancora agonizzante nella Mercedes, farà riverniciare la vettura di un altro colore, prima di rivenderla in un lampo.

QUANDO, NEL 2000, GLI INVESTIGATORI NOMINATI DA AL-FAYED PADRE SCOPRONO CHE L’UOMO È JEAN PAUL ANDANSON, SI PRECIPITANO DA LUI, MA LO TROVANO ARSO VIVO NELLA SUA NUOVA AUTO, NELLA BRUGHIERA DI LARZAC, NEL SUD DELLA FRANCIA.

Non verranno mai ritrovate le chiavi della vettura, segno evidente di un omicidio, ma gli inquirenti sono di tutt’altro avviso: per loro si tratta di suicidio.

E come ci è arrivato in auto senza chiavi?

Perché tale evidente omertà, quale complotto non deve essere rivelato?

Come in tutti i complotti che si rispettino, gli inquirenti indirizzano tutta l’attenzione dei media su altro, nella fattispecie sul referto dell’anamopatologo, secondo cui il tasso alcolemico del guidatore è tre volte superiore al limite consentito in Francia. Come se non bastasse, nel sangue di Henri Paul circolavano tracce di sostanze stupefacenti e di medicine.

Perciò, il quadro risulta chiaro: Henri Paul è ubriaco e sotto l’effetto del Prozac e di stupefacenti. Uno squilibrato che si regge in piedi a fatica, insomma. Si mette alla guida di un’auto, si lancia a folle velocità nel Tunnel dell’Alma, dove, a causa di un impatto fortuito con la Fiat bianca, perde il controllo della Mercedes S280 e va a sbattere contro il pilastro.

Caso chiuso.

E il fotografo arso vivo nella famosa auto bianca?

Non interessano.

MA SONO MOLTE LE COSE CHE NON QUADRANO. TANTISSIME LE IMPRONTE LASCIATE DAL COMPLOTTO CON CUI È STATO CONFEZIONATO L’OMICIDIO DELLA PRINCIPESSA DIANA.

Innanzitutto, chi può credere che un hotel come il Ritz possa avere tra i propri responsabili della sicurezza un ubriacone, sotto cura con il Prozac e, per di più, una persona incline all’uso di stupefacenti?

Inoltre, pochi minuti prima di mettersi alla guida della Mercedes, le immagini immortalate da 31 delle 43 telecamere di sorveglianza dello stesso hotel immortalano Henri Paul che conversa, cammina e si muove senza alcuna difficoltà. Si china persino per allacciarsi le scarpe e si rimette in piedi come nessun ubriaco avrebbe mai potuto.

Come se non bastasse, nel sangue dell’autista vengono trovate anche tracce di monossido di carbonio, inalate dopo l’apertura dell’airbag.

Ma non era morto sul colpo?

Ma le indagini trascureranno anche questo dettaglio, non trattandosi di omicidio, ma di fatalità, secondo loro.

Mesi dopo, verrà fuori che la Mercedes S280 era di proprietà di una società di noleggio dell’Hotel Ritz, ma prima ancora era stata rubata e ritrovata distrutta.

Lo sfasciacarrozze incaricato di demolirla decise di sistemarla e rivenderla alla Etoiles Limousine, la società di autonoleggio del Ritz di Parigi.

SECONDO QUANTO CONFERMATO DA UN ALTRO AUTISTA DELLA SOCIETÀ, LA MACCHINA NON ERA IDONEA ALLA CIRCOLAZIONE PERCHÉ IL MEZZO NON RIUSCIVA A TENERE LA VELOCITÀ E A FRENARE E LA COSA ERA RISAPUTA DA TUTTI.

“Nessuno di noi avrebbe superato gli 80 km/h, perché l’auto semplicemente non teneva la strada…”

Quindi, dimostrato che la Mercedes non poteva arrivare a 105 km/h accidentalmente, chi l’ha spinta contro il pilastro a forte velocità e perché?

Molti testimoni che si trovavano nel tunnel al momento dell’incidente, raccontarono di aver visto un’auto bianca puntare un fascio di luce accecante verso il parabrezza della Mercedes, mentre una moto affiancava l’auto della Principessa Diana.

Nessuna di queste voci venne presa in considerazione.

Perché, quale complotto doveva restare celato?

Il complotto per assassinare Lady Diana?

EPPURE, UN EX AGENTE DEI SERVIZI SEGRETI INGLESI, RICHARD TOMLINSON, CHIAMATO A TESTIMONIARE IN QUALITÀ DI ESPERTO, CONFESSERÀ L’ESISTENZA DI UN PIANO SPERIMENTALE DEI SERVIZI SEGRETI CHE PREVEDE ACCECAMENTO PER MEZZO DI UN FLASH PUNTATO CON UN FUCILE, COL FINE DI PROVOCARE UN INCEDENTE.

“TALE TATTICA…”, AFFERMA L’UOMO, “È STATA UTILIZZATA DIVERSE VOLTE IN BOSNIA.”

Dopo il clamore di queste affermazioni, il malcapitato Tomlinson, con una carriera esemplare alle spalle, viene improvvisamente arrestato per aver occultato dei non meglio precisati fascicoli dei Servizi cui apparteneva e immediatamente dichiarato test non attendibile nel processo sulla morte della Principessa Diana.

Però, a testimoniare la veridicità della tattica con il flash abbagliante c’è anche una foto famosa scattata pochi istanti prima dell’impatto, in cui si vede la guardia del corpo che abbassa il parasole, in piena notte.

Ma non si indaga nemmeno su ciò.

PERCHÉ, QUALE COMPLOTTO NON DEVE ESSERE RIVELATO?

Secondo Claude Garrec, intimo amico di Henry Paul, questi era un professionista serio e stimato, che mai avrebbe bevuto o fatto uso di stupefacenti, tanto meno in servizio, cosa che lo portava a collaborare con i servizi segreti di mezzo mondo.

“Ce li vedete i Servizi a collaborare con uno così?”

Eppure John Stevens, responsabile delle indagini sull’incidente, afferma che non esiste alcuna prova nei registri dell’MI6 su Henry Paul, come se l’uomo non fosse mai esistito.

VORREBBERO FARCI CREDERE CHE NON ESISTE NESSUN FASCICOLO SU UN TIZIO CHE POTEVA GESTIRE IL SERVIZIO DI SICUREZZA DEL RITZ E AGIVA SOTTO COPERTURA PER PERSONE DEL CALIBRO DELLA PRINCIPESSA DIANA, COLLABORANDO CON I SERVIZI SEGRETI DI MEZZO MONDO?

Ma per favore! Quale complotto non deve essere svelato? Perché non approfondire le prove che conducono inevitabilmente all’omicidio di Lady Diana?

E perché, ancora, non furono prese in esame le suole delle scarpe calzate da Henri Paul, per valutare l’effettiva frenata?

Nel 2003, Paul Burrell, maggiordomo di Lady D, pubblico il libro “A Royal Duty”, nel quale l’autore cita una lettera della Principessa Diana del 1996, nella quale la donna confida di essere venuta a conoscenza di un piano ordito da ambienti vicini alla Corona per ucciderla.

“INSCENERANNO UN INCIDENTE STRADALE GRAZIE ALLA MANOMISSIONE DEI FRENI DELLA MIA AUTO.”

A oggi, non è mai stata smentita la veridicità della lettera.

Alla luce di quanto accaduto realmente, fatto inquietante, no?

Intanto, Sue Reid, giornalista del Daily Mail, continua a parlare di omicidio, indicando in un cecchino della SAS, reparto speciale dell’esercito britannico, il killer di Diana, il SOLDATO N che avrebbe utilizzato il fucile flash per indurre la Mercedes a schiantarsi contro il pilastro numero tredici.

DA PIÙ FONTI, INFATTI, PARE CHE ALL’INTERNO DEL REPARTO SPECIALE, FOSSE ATTIVA UNA MODALITÀ CON CUI INDICARE ANONIMAMENTE BERSAGLI DA ELIMINARE. ALTRETTANTO ANONIMAMENTE, I PAGAMENTI AVVENIVANO IN MANIERA IRRINTRACCIABILE DOPO AVER ESEGUITO L’INCARICO.

Inoltre, gli inquirenti non hanno mai voluto chiamare in tribunale l’esperto da essi stesso incaricato di esaminare l’impianto frenante, risultato difettoso e mancante di un componente.

Manomesso, insomma.

Perché tanta superficialità?

INCOMPETENZA? O ERA NECESSARIO NASCONDERE UN COMPLOTTO CHE NON DOVEVA ESSERE SCOPERTO? PERCHÉ SI PENSASSE A UNA FATALITÀ E NON A OMICIDIO?

Ma se si è trattato di omicidio, perché uccidere la Principessa Diana e a quale scopo?

In verità, sono molti i possibili mandanti dell’omicidio di Lady D, a cominciare dalla Corona, sempre più in difficoltà e con i favori dei sudditi ai minimi termini.

Carlo, grazie all’eliminazione dell’ex moglie, ha potuto finalmente sposare l’amore di sempre, Camilla Parker-Bowles.

Inoltre, l’idea che una donna vicina alla Casa Reale avesse figli con Dody Al-Fayed o con il chirurgo pakistano non faceva dormire sonni tranquilli agli inquilini di Buckingham Palace.

Per di più, molti esponenti della Casa Reale britannica sono vicini al Bilderberg, a cominciare proprio dal Principe Carlo. Un’organizzazione di controllo finanziario del mondo che era ed è l’antitesi del modo in cui la Principessa Diana vedeva il futuro del pianeta.

LADY D NON È LA PRIMA, NÉ SARÀ L’ULTIMA VITTIMA DI CHI VIVE PIANIFICANDO IL FUTURO DEL PIANETA A PROPRIO VANTAGGIO.

Comunque, sono trascorsi ventitré anni dalla morte di Lady D e, a oggi, Henri Paul resta l’unico colpevole di quanto accaduto.

Fatalità, dicono. E l’unico accusato è morto nell’incidente.

Perché, si sa, i morti non possono raccontare la verità.

“Se avesse indossato la cintura, si sarebbe salvata. Fu una fatalità”, chiosano i soliti incapaci di andare oltre la notizia e a quanto ottriato dai media.

Con la cintura si sarebbe salvata? Forse. Così come se qualcuno non avesse tentato di ucciderla, d’altronde.

Vollero eliminarla, dunque? Non abbiamo elementi per sostenerlo. Forse l’intenzione di chi manomise i freni e orchestrò l’incidente era soltanto quello di avvertire la Principessa. Di non frequentare più certi uomini o di non intralciare i piani dell’Alta Finanza mondiale?

Resta il fatto che la stessa Diana sapeva da tempo di un piano per eliminarla.

E dubito che fosse una veggente.

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